Trattamento dell’ansia e dei disturbi ansiosi

“Di regola ciò che non si vede disturba la mente degli uomini assai più profondamente di ciò che essi vedono.”
Giulio Cesare

Lo spirito del tempo che caratterizza la nostra società ci impone di essere efficienti, competitivi, veloci. Ci fa sentire inadeguati se non riusciamo a raggiungere determinati risultati, se non ci mostriamo sempre in grado di gestire la complessità della vita; sempre giovani, sempre sani, sempre conformi a ciò che è ritenuto “di successo”.

Il sovraccarico di stimoli – di ogni genere – e la moltitudine di richieste a cui sentiamo di dover rispondere, contribuiscono ad alterare i ritmi biologici e psicologici naturali, alterando di conseguenza anche le funzioni fisiologiche del ritmo sonno-veglia, dell’appetito, della gestione emotiva. Gli stimoli e le richieste che ci incalzano, che ci minacciano quotidianamente non sono soltanto di natura ambientale: spesso appartengono al nostro mondo interno.

Come capita per le malattie del corpo anche i disturbi della psiche risentono, in termini di diffusione, del momento storico- sociologico, del contesto ambientale e della qualità della vita. Sicuramente quella che ci troviamo ad attraversare è, tra le altre cose, l’epoca dei disturbi d’ansia.

Cos’è l’ansia

L’ansia è uno stato emotivo che accompagna molte condizioni patologiche, ma che si può trovare anche in situazioni ordinarie. Il Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali (DSM V) include nei disturbi d’ansia tutti “quei disturbi che condividono caratteristiche di paura e ansia eccessive e i disturbi comportamentali correlati”.

Ansia e paura sono stati d’animo propri di ogni essere umano, possono sovrapporsi e hanno un importante valore adattativo. Così come in certe situazioni è fisiologico avere paura anzi, è sano perché nelle giuste circostanze la paura ci fa entrare in uno stato di allarme e induce reazioni che, letteralmente, possono salvarci la vita, anche l’ansia fisiologica è ben tollerata e ci aiuta ad anticipare minacce future e ad agire per evitarne gli effetti negativi, ci prepara ad affrontare con lucidità e creatività i problemi del quotidiano vivere.

La patologia si instaura quando l’intensità di tali reazioni supera una certa soglia o quando queste permangono per un periodo di tempo troppo lungo.

Mentre la paura presuppone la presenza di un pericolo reale, molto spesso l’ansia patologica non sembra essere in relazione a stimoli specifici o è sproporzionata rispetto all’evento che pare averla causata. Ed è proprio la condizione del non capire, del non saper trovare una spiegazione adeguata al malessere, che contribuisce ad aumentare la confusione e il senso di impotenza. La preoccupazione può diventare talmente eccessiva da compromettere il funzionamento psicosociale della persona.

I sintomi dell’ansia

La sintomatologia ansiosa, con il suo vissuto spesso molto penoso da sopportare, interessa sia la mente che il corpo.

Dal punto di vista cognitivo la persona che vive uno stato di ansia può manifestare alcuni tra i seguenti sintomi:

  • Senso di vuoto mentale
  • Difficoltà di concentrazione e calo della memoria
  • Senso crescente di allarme e pericolo
  • Irritabilità
  • Insorgere di pensieri e ricordi negativi
  • Sentimenti di impotenza e senso di inefficacia
  • Sensazione di essere osservati o di essere al centro dell’attenzione altrui

Tali sintomi quasi sempre si accompagnano a manifestazioni neurovegetative, endocrinologiche, e comportamentali quali:

  • Agitazione motoria
  • Tensione
  • Tremore
  • Sudorazione
  • Palpitazioni
  • Cefalea
  • Mal di stomaco
  • Colon irritabile
  • Insonnia
  • Aumento della frequenza cardiaca
  • Vertigini
  • Nausea
  • Formicolio agli arti
  • Senso di derealizzazione e di depersonalizzazione

Ma cosa accade al nostro corpo e alla nostra mente quando veniamo colti da uno stato d’ansia?

L’ansia è codificata attraverso complicati meccanismi che interessano diversi circuiti cerebrali i quali ricevono informazioni e le processano trasmettendole ad altre strutture sottocorticali, all’apparato endocrino e al sistema nervoso vegetativo.

In sostanza uno stato di allerta viene tradotto in un input per il sistema nervoso che, a sua volta, attiva tutta una serie di reazioni fisiologiche e comportamentali.

Le principali zone coinvolte nella modulazione dell’ansia sono quelle del sistema limbico (l’amigdala, il talamo, l’ipotalamo, ecc.) e le vie neuronali che attivano la risposta del sistema nervoso autonomo. Tale risposta si manifesta, come abbiamo visto, con l’aumento della pressione arteriosa, della sudorazione, della frequenza cardiaca, di sintoni gastrointestinali e respiratori.

Inoltre la produzione eccessiva di noradrenalina altera il ciclo sonno- veglia e i livelli di melatonina: da qui la fatica ad addormentarsi, i risvegli notturni e l’insonnia.

Ancora; il sistema nervoso centrale, attraverso complicate interazioni neuroendocrine, influenza direttamente e indirettamente il sistema immunitario. Per questo motivo, se lo stato d’ansia è intenso e permane per un lungo periodo, è verosimile che le funzioni immunitarie si indeboliscano potendo rendere il soggetto meno resistente nei confronti delle malattie.

Le reazioni di cui sopra, descritte in maniera assolutamente non esaustiva, si innescano ogni volta che uno stimolo viene percepito come pericoloso. Mentre è relativamente facile individuare una situazione esterna come potenzialmente nociva, più arduo è attribuire tale connotazione ad una dinamica che riguarda il nostro mondo interno.

I disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia differiscono tra loro in base alla situazione che provoca la paura, l’ansia, il comportamento di evitamento e l’ideazione cognitiva associata.

Molti di questi disturbi si sviluppano in età infantile e, se non curati, tendono a persistere.

Tra i disturbi d’ansia più diffusi troviamo i seguenti:

  • Ansia da separazione
  • Fobia specifica (di volare, dei ragni, degli insetti, degli aghi, ecc.)
  • Agorafobia (paura degli spazi aperti dai quali potrebbe essere difficile allontanarsi)
  • Disturbo di panico
  • Fobia sociale
  • Disturbo d’ansia generalizzata

Cura per l’ansia

La terapia farmacologica è sicuramente indicata nelle forme più gravi per eliminare – o contenere- le componenti fisiologiche e sollevare così il paziente dal pesante corteo di sintomi, ma è fondamentale ricordare che i farmaci non affrontano i fattori che generano l’ansia. Per questo la psicoterapia è considerata il trattamento principale (da sola o in associazione con i farmaci) per aiutare la persona a ritrovare il benessere.

L’ansia è stato un affetto fondamentale per la nascita della psicoanalisi. Freud non ha mai considerato l’ansia una malattia, bensì la riteneva il segnale della presenza di un pericolo nell’inconscio. In risposta a questo segnale l’Io attiva i meccanismi di difesa per impedire che pensieri e sentimenti scomodi, inaccettabili giungano alla consapevolezza cosciente. L’ansia, secondo questo modello è la manifestazione sintomatica di un conflitto nevrotico, ma è anche il segnale che attiva le difese per allontanare dalla consapevolezza tale conflitto.

In base alle manifestazioni sintomatiche e ai meccanismi difensivi che vengono usati, la nevrosi ansiosa può configurarsi come un evitamento fobico, un rituale compulsivo, un pensiero ossessivo, una somatizzazione.

G. Gabbard (uno dei maggiori psichiatri del secolo scorso) stabilisce una gerarchia evolutiva dell’ansia, che può essere più o meno matura, a seconda di quelle che sono le fonti inconsce che la determinano.

Secondo l’autore il livello più maturo è la manifestazione dei sensi di colpa e dei tormenti che provengono dalla coscienza perché non conduciamo una vita all’altezza di uno standard interno di comportamento morale, quella che comunemente chiamiamo ansia da prestazione.

Ad un livello meno evoluto troviamo l’ansia di essere puniti a causa dei nostri desideri, che si concretizza nella paura di subire lesioni fisiche o di ammalarsi, l’ansia di malattia.

Un’ansia ancora più precoce è quella relativa alla paura di perdere l’amore o l’approvazione delle persone significative o, addirittura, di perdere l’oggetto d’amore, la così detta ansia da separazione, o ansia abbandonica.

L’autore descrive poi le due forme di angoscia più primitive che sono l’angoscia persecutoria e l’angoscia di disintegrazione; quest’ultima esperita come paura di perdere il senso di sé e dei propri confini.

Nella realtà una schematizzazione così “scolastica” non trova riscontro poiché l’ansia è sempre una condizione multi-determinata le cui tematiche derivano da più livelli evolutivi in combinazione con fattori ambientali, costituzionali, relazionali e culturali.

I primi eventi della vita sono fondamentali per il futuro benessere psicologico. In particolare crescere in un ambiente adeguato, che risponda ai nostri bisogni primari, essere immersi in una matrice relazionale capace di dare valore e senso al nostro esistere, sentirci rispettati e accettati fin da subito per quello che siamo senza dover nascondere i nostri sentimenti e le nostre emozioni per paura di essere rifiutati o di far soffrire qualcuno per noi importante, sono alcuni tra i prerequisiti della capacità, una volta adulti, di affrontare le avversità della vita con la giusta dose di fiducia in noi stessi e nel mondo esterno.

Quando ciò non accade, quando il corso dello sviluppo è deviato da esperienze negative quali incoerenze comportamentali delle figure di accudimento, traumi, malattie, separazioni precoci e altri eventi in grado di minare la fiducia di base, una delle conseguenze che potremo dover affrontare sono, appunto, i disturbi d’ansia.

Dato che l’ansia e la paura sono sistemi emotivi primari, in grado di esercitare effetti potenti su molte esperienze sfavorevoli sia consce che inconsce, sono in grado di indurre risposte automatiche a stimoli che risvegliano antiche paure, ormai divenute irrazionali.

Semplificando: i ricordi relativi a situazioni spaventose (non dimentichiamo mai che ciò che per un bambino è spaventoso raramente coincide con la valutazione razionale dell’adulto) vissute in età precoce, fungono da innesco per ulteriori risposte di paura, questo grazie ad un processo associativo che avviene a livello sottocorticale.

Ciò avviene indipendentemente dal fatto che al momento attuale le antiche paure generalmente non hanno più ragione di essere.

Una conseguenza di ciò è il consolidamento automatico di meccanismi di difesa volti a riconquistare lo stato di benessere. Ed ecco che può sopraggiungere una fobia specifica che consente di tenere lontano lo stimolo potenzialmente pericoloso sostituendolo con un altro meno spaventoso o più facile da gestire.  Possono comparire rituali compulsivi o pensieri ossessivi il cui compito è quello di regolare l’angoscia, oppure la sofferenza psichica viene espressa come sintomo fisico (somatizzazione).

La psicoterapia ha l’obiettivo di individuare le cause che hanno portato a stati d’animo così dolorosi e a ridurne le manifestazioni. Nel corso delle sedute la persona impara a conoscere quali sono le origini dei suoi sintomi, a decifrarne il linguaggio e a prestare attenzione al messaggio che veicolano.  Man mano che si avanza nella conoscenza di sé, aumenta la quantità di strumenti a disposizione per affrontare le difficoltà quotidiane e le relazioni interpersonali, l’intensità del conflitto diminuisce e aumenta la capacità di gestire l’emotività senza esserne travolti.

Con il tempo le persone si rendono conto che l’ansia non riguarda mai il momento attuale: è un continuo rimuginare sugli eventi che furono, sui vecchi rancori, sulle incomprensioni o, al contrario, la preoccupazione riguarda quello che potrà accadere un domani, in ogni caso quello che viene a mancare è sempre lo spazio mentale per vivere serenamente il presente.

Soffri di ansia e hai bisogno di un supporto?

La dottoressa Germana Temperini, psicologo e psicoterapeuta, riceve i propri pazienti nello studio di Abbiategrasso e presso l’Ambulatorio Verga di Cormano.

Puoi contattare la dottoressa telefonicamente al numero 347-30.21.809, oppure inviando una email a

Bibliografia

  • Efrat Ginot “Neuropsicologia dell’inconscio” – Raffaello Cortina Editore 2107
  • Glen O. Gabbard “Psichiatria Psicodinamica” –  Raffaello Cortina Editore 2002
  • Manuale Diagnostico Statistico Dei Disturbi Mentali Quinta Edizione – American Psychiatric Association 2014
  • Sigmund Freud “Inibizione Sintomo e Angoscia” – Biblioteca Bollati Boringhieri 1988
Trattamento dell'ansia Psicoterapeuta Abbiategrasso Rozzano