La psicoterapia e il trattamento degli attacchi di panico
Gli attacchi di panico rappresentano la forma più acuta ed intensa dell’ansia e sono caratterizzati da una crisi che, pur durando solo pochi minuti, causa alla persona moltissima angoscia.
Il panico è un fenomeno molto diffuso nella società contemporanea e nel corso della vita può succedere a chiunque di sperimentarlo.
Cosa sono gli attacchi di panico
Gli attacchi di panico, chiamati anche crisi di panico, sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di un aumento rapido di uno stato d’ansia già presente. Spesso compaiono dal nulla, senza evidenti fattori precipitanti: tutto apparentemente va’ bene quando – in aereo, da soli in casa, a una cena tra amici, di notte, al supermercato- arriva la crisi. All’improvviso succede qualcosa all’interno del corpo, qualcosa di così violento ed eccessivo che la persona perde il controllo di sé.
Una volta provata una sensazione così soverchiante, in cui il senso di identità è temporaneamente dissolto, subentra la paura che possa accadere di nuovo e ciò induce a vivere nell’attesa angosciante del prossimo attacco.
Alcuni, tra coloro che soffrono di questo disturbo, iniziano ad evitare tutte quelle situazioni ritenute pericolose poiché potenzialmente in grado di scatenare la crisi. Altri cominciano a chiedere di essere sempre accompagnati quando escono e di essere supportati nelle attività quotidiane.
Tutto ciò può portare a gravi limitazioni, incidere pesantemente sulla qualità della vita e compromettere le relazioni.
La presenza di attacchi di panico ricorrenti e inaspettati definisce il disturbo di panico.
I sintomi dell’attacco di panico
I sintomi tipici dell’attacco di panico sono:
- Palpitazioni (battito irregolare, agitazione nel petto, sensazione di avere il cuore in gola)
- Sensazione di instabilità (vertigini e capogiri)
- Tremori
- Sudorazione
- Sensazione di soffocamento
- Sensazione di dolore o di fastidio al petto (che spesso viene attribuita ad un infarto imminente)
- Percezione alterata di sé e del mondo esterno
- Brividi
- Vampate di calore
- Disturbi addominali o nausea
- Sensazione di formicolio agli arti
- Ansia anticipatoria (preoccupazione costante rispetto a quando si manifesterà il nuovo attacco)
- Paura di perdere il controllo e di impazzire
- Paura di morire
Non è necessario che siano presenti tutti per poter diagnosticare il disturbo.
Inoltre gli attacchi di panico possono manifestarsi con modalità e con intensità diverse da individuo a individuo: ci sono persone che li hanno più frequenti, ma con una sintomatologia più lieve e altre in cui si manifestano a distanza di molti mesi, ma con sintomi molto più intensi e destabilizzanti.
Generalmente tutto comincia con la percezione, il più delle volte inconsapevole, di un pericolo.
Come per l’ansia la fonte di tale pericolo può essere sia esterna che interna, in quest’ultimo caso molto più difficile da individuare. Talvolta basta un pensiero: “potrei star male e nessuno mi aiuta”, “potrei aver bisogno di lasciare questo luogo velocemente ma non vedo vie di fuga” o una sensazione fisica -una vertigine, un improvviso peso sul petto, fame d’aria- a dare l’avvio alla crisi.
Il nostro organismo capta il pericolo e da’ inizio a tutta una serie di reazioni psicofisiche che sovrastano la nostra capacità di gestirle, così che possiamo arrivare a perdere il controllo sulla mente e sul corpo.
Le cause degli attacchi di panico
Spesso chi soffre di attacchi di panico è convinto di essere affetto da una patologia fisica e difficilmente riconosce che i sintomi sono, in realtà, l’evidenza di un disagio psichico. Continua perciò a richiedere esami strumentali, anche se già eseguiti, anche se gli esiti dei precedenti sono negativi, perché nessun esito fornirà mai la sicurezza di poter escludere la patologia organica.
È però importantissimo ricordare che alcune tra le patologie fisiche più gravi – l’infarto, una crisi respiratoria, un problema vascolare, alcune forme di epilessia – si presentano con una sintomatologia molto simile a quella dell’attacco di panico.
Le palpitazioni, l’aumento della frequenza cardiaca, l’eccessiva sudorazione, la sensazione di formicolio agli arti e alla bocca, la sensazione di peso sul petto, possono portare chi è colto da un attacco di panico a recarsi in pronto soccorso.
Di fatto, quando la crisi è acuta e ingestibile, il pronto soccorso è il luogo più adatto sia per escludere eventuali condizioni mediche che per ricevere le cure urgenti necessarie a recuperare una migliore condizione psico-fisica.
Le cause degli attacchi di panico non vanno confuse con gli eventi scatenati che sono di più facile individuazione. Tali fattori scatenanti si possono potenzialmente ricondurre a tutte quelle situazioni che sono fonte di forte stress per l’individuo.
Tra queste un lutto, una malattia, il matrimonio, la perdita del lavoro, la nascita di un figlio, una separazione, l’essere vittima di qualche forma di violenza, problemi finanziari.
Le ricerche sull’argomento dimostrano che il coinvolgimento dei fattori neurofisiologici è inconfutabile, ma lo è essenzialmente ai fini dello spiegare come le alterazioni dello stato fisiologico portino allo sviluppo dei sintomi: non ci sono dati neurobiologici in grado di spiegare cosa scateni un attacco di panico.
Alcuni studi evidenziano la presenza di eventi di vita stressanti nel mese precedente l’insorgere degli attacchi di panico, altre ricerche specificano che esiste una vulnerabilità neurofisiologica che, in interazione con specifici fattori stressanti può produrre il disturbo.
In sostanza si tratta di una patologia in cui diverse le componenti – neurobiologiche, relazionali, culturali, sociali – interagiscono senza escludersi.
Tra i fattori implicati nell’eziologia degli attacchi di panico non va sottovalutato il significato inconscio degli eventi. Dato che ognuno di noi interpreta il significato di questi eventi in maniera differente, un fattore esterno stressante può portare o no all’inizio di un attacco di panico in un individuo vulnerabile dal punto di vista neurofisiologico. Ciò suggerisce che esiste una variabile psicologica in grado di mediare tra eventi esterni e inizio dell’attacco di panico.
Spesso le persone che soffrono di attacchi di panico sono molto sensibili sia alla perdita della libertà che a quella della protezione dell’attaccamento, il conflitto sembra riguardare la giusta distanza degli altri: sufficientemente vicini per non essere soli e privi di protezione e, al contempo, sufficientemente lontani così da non essere invasi e perdere l’autonomia.
I trattamenti per l’attacco di panico
Il vissuto di un attacco di panico è senza dubbio un evento corporeo, per questo l’uso di farmaci in grado di ristabilire la calma è indicato. La terapia farmacologica deve però considerarsi una cura temporanea e sintomatologica, in quanto difficilmente il farmaco da solo è risolutivo.
La psicoterapia aiuta la persona a capire quali possono essere stati gli eventi che l’hanno resa vulnerabile e quali aspetti della vita quotidiana contribuiscono al perdurare o al peggioramento dello stato d’animo negativo.
Nel corso delle sedute l’attenzione del paziente si dirigerà verso la riflessione interna e l’esplorazione delle cause psicologiche, distogliendosi così dalla sintomatologia fisica e da tutti quei meccanismi di esternalizzazione che portano a ritenere gli altri la causa delle proprie difficoltà.
I sintomi psicologici sono il miglior adattamento che la nostra psiche ha trovato per risolvere i conflitti. Con la psicoterapia la persona impara a dare un senso a ciò che le accade, a comprenderne il significato che va oltre quello concreto, a dare valore al sintomo e a decifrarne il linguaggio.
Assumersi la responsabilità e l’impegno del lavoro psicologico porta a un ridimensionamento dei pensieri catastrofici, alla possibilità di gestirli in maniera adeguata, l’ansia diventa più tollerabile e nasce una nuova organizzazione psichica più libera e autonoma.
Soffri di attacchi di panico e hai bisogno di un supporto?
La dottoressa Germana Temperini, psicologo e psicoterapeuta, riceve i propri pazienti nello studio di Abbiategrasso e presso l’Ambulatorio Verga di Cormano.
Puoi contattare la dottoressa telefonicamente al numero 347-30.21.809, oppure inviando una email a germanatemperini@gmail.com.
Di seguito un’incursione nella psicologia archetipica.
IL DIO PAN E IL PANICO
“Le divinità sono diventate malattie” (Jung, Opere XIII)
Come accade per la maggior parte dei miti, esiste più di una versione a proposito della nascita del Dio Pan. I mitografi ci dicono che si possono rintracciare più di venti origini di Pan il quale, di volta in volta, è figlio di Zeus, di Crono, Di Apollo, di Ermes, di Urano, di Odisseo.
Tale molteplicità ci comunica da subito qualcosa di importante: lo spirito di Pan può sorgere veramente in ogni luogo.
Kerènyi, riprendendo l’Inno omerico a Pan, racconta che Ermes stava pascolando le capre quando vide la ninfa Driope e se ne innamorò. Dalla loro unione nacque “un bambino prodigioso, con corna e piedi di capra, molto chiassoso e allegro”. Appena la madre lo vide corse via spaventata dalla sua bruttezza. Allora Ermes lo raccolse, lo avvolse in una pelle di lepre, lo portò sull’Olimpo e lo presentò agli altri Dei. Ognuno di loro lo accolse con benevolenza e lo chiamarono Pan perché “tutti ne provavano piacere”.
In queste poche righe si configurano già alcuni importanti mitologemi:
– Pan è innanzitutto un bambino abbandonato.
– Il padre lo avvolge in una pelle di lepre: animale sacro ad Afrodite e ad Eros e legato al mondo di Bacco e alla Luna. Il destino di Pan è dunque quello di essere immerso in queste strutture archetipiche: il Dio è quindi collegato all’eros, alla lussuria, ai piaceri, all’errare vagabondando nella natura.
– É gradito agli Dei i quali guardano a lui con favore.
– É figlio di Ermes e come tale è portatore di un carattere ermetico: le azioni di Pan celano dei messaggi. L’attivazione dell’archetipo di Pan può determinare come ci comportiamo nei momenti di debolezza e di smarrimento, di abbandono appunto. Può rivelarsi nel modo in cui viviamo l’eros, quando “ci togliamo la soffice pelliccia di lepre e sveliamo il ruvido e selvatico capro”.
Pan è gradito agli Dei perché ciascuno vede rispecchiato in lui qualche suo aspetto, in un certo modo Pan è parte di ognuno di loro.
Hillman afferma che “in quanto Dio di tutta la natura Pan è per la nostra coscienza ciò che è puramente naturale, il comportamento (…) al di là degli scopi personali, quando è massimamente oggettivo”. Pan rappresenta il comportamento per il quale la nostra ragione non trova una causa, l’istinto la cui origine è oscura così come è oscura la genealogia del Dio. Pan è l’immagine che dentro di noi governa le reazioni sessuali e di panico, i due poli estremi di ogni comportamento istintuale umano: l’avvicinamento e la fuga. È il nostro istinto, la natura dentro di noi.
Nella sua disamina del comportamento istintuale, Jung delinea un continuum ad una estremità del quale pone il comportamento coatto e arcaico e all’altra estremità colloca le immagini archetipiche. Eventi che accadono nel corpo hanno il loro analogo nella mente. Come dire che mentre l’istinto agisce e si manifesta nel nostro comportamento, crea un’immagine mentale della sua azione. Dal lato degli aspetti della coazione Pan è fanatico, inarrestabile, vuole inerpicarsi sempre più in alto, terrorizza, aggredisce all’improvviso, semina panico, stupra, genera gli incubi.
Ma Pan è anche colui che “abita le dolci vallate” che, oltre ad essere rappresentato con un corpo da capro, sporco, irsuto, fallico, è anche dotato di corna levigate, simbolo di elevazione spirituale. É sintesi di opposti, contiene gli istinti che più ci turbano e ci spaventano, ma al tempo stesso è portatore di aspetti salvifici. É infatti Pan che compare a Psiche, l’anima, (vedi la favola di Amore e Psiche ne “Le Metamorfosi” di Apuleio) quando questa, disperata, sta per suicidarsi. É lui che le parla con la dolce voce di una canna e, rivelando tutta la saggezza della natura, la trae in salvo.
Pan minaccia e terrorizza, Pan protegge e salva: nella psiche gli opposti sono sempre racchiusi l’uno nell’altro.
Pan è, inoltre, l’unico Dio che ha un mito sulla sua morte: “Pan il grande è morto!” (Plutarco, “Tramonto degli oracoli”).
Portatore di istanze troppo spaventose e destabilizzanti per noi uomini, Pan è stato ucciso. La natura ha perso così la sua voce creativa, la sua energia vitale e generativa. Ma ciò che è rimosso non scompare, semplicemente prende altre sembianze. E se, come ci hanno insegnato Jung e Hillman, gli Dei rimossi si trasformano in malattie, ecco che noi possiamo sentire la voce di Pan nei sintomi psichici, negli incubi, quando siamo travolti dai nostri istinti più profondi, quando siamo costretti a reagire “naturalmente”, in modo esclusivamente fisico.
Gli attacchi di panico rappresentano forse il momento più facilmente evidenziabile dell’attacco del Dio. La paura cresce e incrementa la sofferenza, con il crescere della sofferenza aumenta il terrore che il panico possa tornare di nuovo. Come le ninfe che fuggono terrorizzate e la loro paura non fa altro che aumentare l’eccitazione di Pan che continua a inseguirle.
La paura…. quanta paura abbiamo della paura?
Nella nostra civiltà la paura ha un valore essenzialmente negativo, esiste per essere, con coraggio, superata dal nostro Io eroico che procede sicuro attraverso le difficoltà.
La paura è un istinto fondamentale, arcaico. È un meccanismo fisiologico di difesa. Negli attacchi di panico però l’oggetto della paura può non essere così chiaro, tutt’altro. L’angoscia invade tutto il corpo, paralizza, toglie il fiato e fa scoppiare il cuore nel petto. L’impossibilità per il nostro Io di trovarne la causa terrorizza ancora di più. Pan attacca le proprie vittime all’improvviso, molto spesso nell’ora del meriggio, quando il sole è sopra le loro teste, quando l’Io e l’Ombra sono una cosa sola.
Jung sostiene che “la paura è una via legittima da seguire” e che spesso “si va dove si è spaventati”. Ci dice che ciò che ci spaventa può essere ciò che ci salva anche, e soprattutto, nel caso del sintomo psichico.
Le azioni di Pan hanno carattere ermetico, celano messaggi. Spesso gli attacchi di Panico costringono le persone a “vedere” ciò che le terrorizza e le fa soffrire, a entrare in contatto con l’inconscio, con l’ignoto, a incontrare la propria Ombra. E per quanto spaventoso tale incontro possa essere, ci offre una via per trasformare il cieco istintuale panico, in conoscenza di Sé. Conoscenza che implica un ri-conoscere la presenza del Dio nei meandri più remoti delle nostre caverne psichiche. Reprimere Pan significa perdere il nostro istinto più vitale e creativo e la natura dentro di noi. Così come non abbiamo paura di osservare la natura che ci circonda, anche nelle sue manifestazioni più spaventose, dovremo poterci avvicinare, con i dovuti strumenti e le dovute protezioni, alla natura dentro di noi perché, come si evince da ciò che Socrate chiede, alla fine del Fedro, nella sua preghiera a Pan, l’armonia dell’anima si ha quando ciò che è dentro di noi coincide con ciò che è al nostro esterno.
Bibliografia
- Glen O. Gabbard “Psichiatria Psicodinamica” – Raffaello Cortina Editore 2002
- Manuale Diagnostico Statistico Dei Disturbi Mentali Quinta Edizione – American Psychiatric Association 2014
- J. Hillman “Saggio su Pan” – Piccola Biblioteca Adelphi 1977
- Platone “Fedro” – Bur 2006

